Pubblicare in self publishing significa avere molta libertà.
Possiamo decidere quando pubblicare, scegliere la copertina, lavorare sul prezzo, aggiornare un libro e costruire autonomamente il nostro percorso editoriale.
Ma essere indipendenti significa anche un’altra cosa:
le piattaforme che utilizziamo possono cambiare le loro regole.
Ed è esattamente quello che è successo con Amazon KDP.
Ma attenzione, perché questa frase può essere facilmente fraintesa.
Cosa significa “2 titoli per formato”?
Non significa necessariamente che un autore possa pubblicare soltanto due libri in totale durante una settimana.
Il limite viene applicato separatamente ai diversi formati.
In pratica, Amazon KDP consente di creare ogni settimana:
2 eBook Kindle
2 libri con copertina flessibile (paperback)
2 libri con copertina rigida (hardcover)
Quindi, per esempio, due romanzi possono essere creati nello stesso periodo sia come eBook sia come paperback, restando entro i rispettivi limiti.
Immagine generata con AICreare un titolo non significa necessariamente pubblicarlo
Questa, secondo me, è una delle distinzioni più importanti.
Amazon parla di creazione di nuovi titoli.
I libri che abbiamo già pubblicato non vengono coinvolti dal nuovo limite. Possiamo continuare a gestirli e aggiornarli secondo le normali procedure KDP. La limitazione riguarda la creazione di nuovi titoli.
Per chi pubblica uno o due romanzi durante l’anno potrebbe cambiare pochissimo.
Per altri autori indipendenti, invece, la situazione può essere molto diversa.
Chi potrebbe risentirne maggiormente?
Penso soprattutto a chi prepara più pubblicazioni contemporaneamente.
Serie.
Collane.
Libri per bambini.
Edizioni in lingue differenti.
Progetti editoriali che prevedono diverse uscite ravvicinate.
In questi casi la programmazione diventa ancora più importante.
Non basta più pensare:
“Il libro è pronto, domani preparo tutto su KDP.”
Se abbiamo diversi titoli in uscita, dobbiamo considerare anche i limiti della piattaforma nel nostro calendario editoriale.
Immagine generata con AIPerché Amazon ha cambiato le regole?
Qui bisogna distinguere i fatti dalle interpretazioni.
Amazon spiega nella propria documentazione che il limite serve a garantire un’esperienza positiva a tutti gli autori.
Negli ultimi anni, però, il tema dei contenuti generati attraverso l’intelligenza artificiale è diventato sempre più importante nel self publishing.
Amazon KDP prevede infatti regole specifiche per questi contenuti: durante la pubblicazione bisogna dichiarare testo, immagini o traduzioni generati dall’intelligenza artificiale. Amazon distingue questi materiali dai contenuti semplicemente assistiti dall’IA.
Possiamo quindi osservare che Amazon sta aumentando l’attenzione verso quantità e caratteristiche dei contenuti caricati sulla piattaforma.
Ma dire:
“Amazon ha ridotto il limite a causa dei libri generati dall’IA”
sarebbe andare oltre quanto dichiarato ufficialmente.
E quando si parla di regole di una piattaforma credo sia importante distinguere sempre ciò che sappiamo da ciò che possiamo soltanto ipotizzare.
Per un’autrice indipendente cambia davvero qualcosa?
Nel mio caso, pubblicare autonomamente non significa produrre libri in serie.
Dietro un libro ci sono scrittura, rilettura, revisione, copertina, impaginazione e tutto quel lavoro che avviene prima che il lettore possa finalmente trovarlo online.
Per questo due nuovi titoli per formato alla settimana rappresentano comunque un limite molto superiore al ritmo con cui normalmente nasce un mio libro.
Ma la novità mi fa riflettere su qualcosa di più ampio.
Essere autori indipendenti non significa semplicemente scrivere un libro e caricarlo su Amazon.
Significa conoscere anche gli strumenti attraverso i quali decidiamo di pubblicarlo.
Le loro opportunità.
E le loro regole.
Self publishing significa anche essere editori di se stessi
È probabilmente uno degli aspetti meno visibili del lavoro di un autore indipendente.
Quando scegliamo il self publishing dobbiamo prendere decisioni che un autore pubblicato attraverso una casa editrice normalmente condivide con altre figure professionali.
Dobbiamo pensare alla copertina.
All’impaginazione.
Ai metadati.
Alla descrizione.
Al prezzo.
Alla data di uscita.
Alla promozione.
E naturalmente alla piattaforma di pubblicazione.
Scrivere rimane il cuore del lavoro. Ma pubblicare richiede un altro tipo di consapevolezza.
Immagine generata con AIUna limitazione o una tutela?
Non credo ci sia una risposta uguale per tutti.
Per chi pubblica pochi libri all’anno, probabilmente cambierà pochissimo.
Per chi gestisce molti titoli, collane o numerose uscite, il limite può invece richiedere una programmazione diversa.
C’è poi un’altra questione.
Se queste misure contribuiranno realmente a rendere più difficile la pubblicazione massiva di contenuti di scarsa qualità, potrebbero avere anche un effetto positivo.
Ma questo potremo valutarlo soltanto nel tempo.
Per ora c’è una certezza:
le regole sono cambiate e chi pubblica in maniera indipendente deve conoscerle.
Cosa fare prima della prossima pubblicazione
Non cambierei il mio modo di scrivere per questa nuova regola.
Cambierei, eventualmente, il modo di programmare.
Preparare per tempo manoscritto, copertina e metadati.
Controllare le regole KDP prima dell’uscita.
E soprattutto non aspettare l’ultimo momento quando abbiamo più titoli da creare.
Perché essere indipendenti significa avere libertà.
Ma la libertà editoriale funziona molto meglio quando è accompagnata dall’informazione.
Ed essere informati, per un autore indipendente, fa ormai parte del lavoro.




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